Sas pardulas. Un po’ di Sardegna nelle Marche (e Buona Pasqua!)

Ci sono cibi che rimandano inequivocabilmente a precise tradizioni. Ci sono i cappelletti per Natale, le chiacchiere per carnevale, la torta pasqualina per Pasqua. Scegli una regione e troverai piatti che ricorrono anno dopo anno.
La mia famiglia, da che io ricordi, ha sempre associato le feste a dei dolci. Non che non ci fossero preparazioni salate, ma sono sempre stati i dolci a contraddistinguere una determinata festa. E così, ricorrenza dopo ricorrenza, ci siamo fatti fuori vassoi di papassini (la versione della zona di mia nonna, nell’oristanese), ravioli dolci di ricotta, fatti fritti, origliette, amaretti… Senza considerare le sempreverdi seadas, immancabili dopo un pranzo di festa, o l’aranzada o i dolci alle mandorle di Aidomaggiore. Poi uno si lamenta dei chili di troppo…

Su questa scia dolce, Pasqua è sempre stata il tempo delle pardule. Rigorosamente di formaggio, anche se ne esiste una versione – probabilmente anche più diffusa – alla ricotta. Un sapore deciso e un profumo che ogni volta mi fa venire un po’ di nostalgia.
Purtroppo, vivere lontani dalla Sardegna non aiuta a mantenere vive queste tradizioni e negli ultimi anni ci siamo dovuti rassegnare all’assenza di pardule sulla nostra tavola. Quest’anno, però, dopo essercelo riproposte più e più volte, io e mia mamma abbiamo deciso di dire basta a questa penuria di zucchero e formaggio e ci siamo cimentate nella preparazione!

sas pardulas
Il risultato è un vassoio di tentazione pura, che sparirà nel giro di due giorni – inutile nasconderci dietro a un dito – se non prima. Sono riuscita a scattare una foto al volo, prima che le prime mani si fiondassero sul piatto 😉
Con questo non vogliamo togliere niente ai dolci marchigiani, che sono sempre presenti, ma un po’ di Sardegna nelle Marche non ci dispiace di sicuro!

Buona Pasqua, cari, e buona giornata :)

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