Il pollaio dei wannaberural.

Ci sono cose che non possono mancare nel giardino di un wannaberural. Un orto? Vasi di fiori? Cumuli di erba tagliata con annessa forca, che fa tanto contadini della prima ora? Se fino a qui possiamo dire di avere tutto, inclusi stivaloni di plastica e l’ormai famoso decespugliatore, compagno di avventure e garante di una splendida abbronzatura a macchia di leopardo, c’è un altro dettaglio che finora nel nostro giardino è mancato: gli animali!
Si, è vero, c’è Arya. Quella montagna di pelo bianco da gene maremmano ormai è parte della famiglia e padrona incontrastata del perimetro della casa. Ma, ammettiamolo, nonostante il suo amore per la caccia (alle lucertole, alle formiche, ai topini) è un po’ come noi, una novellina della campagna. Da qualche giorno, invece, abbiamo con noi dei veri rappresentanti della vita rurale: tre bei tacchini nostrani!

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Al nostro annuncio, chi ci conosce ci ha squadrato con sguardo più che perplesso, con negli occhi una domanda chiara: “dobbiamo farli rinchiudere?”. Ma non ci siamo fatti intimorire e, martello e trapano alla mano, abbiamo (Luca ha…) costruito un pollaio con materiali di recupero, con la rete anti-predatori fuori e paglia dentro.
I nostri tre nuovi ospiti stanno cominciando a prendere confidenza con la loro nuova casa e fra qualche giorno, quando avranno capito – speriamo – dove arriva il cibo, cominceranno le esplorazioni in giardino.

Perché abbiamo deciso di prendere dei tacchini?
Il primo pensiero è stato quello di cercare qualcosa di naturale per tenere lontani i serpenti. Non c’è niente di cui spaventarsi, ma in una casa di campagna a volte capita di incrociare qualche biscia, soprattutto ai margini dei campi dove l’erba è più alta. E i tacchini, a quanto pare, sono gli animali più adatti a ripulire il territorio!
E poi vogliamo mettere la meraviglia di provare le uova di tacchino?

Il pollaio dei wannaberural

In realtà, però, era da tempo che parlavamo di prendere degli animali. Un paio di caprette, un asinello… I nostri sogni si sono – ovviamente – un po’ ridimensionati, almeno per ora, ma l’idea dei tacchini è stata talmente improvvisa che ci è sembrato il modo migliore per testare le nostre capacità di “amministratori dell’aia”.
Ce la faremo?
Intanto diamo il benvenuto a Santiago e alle due tacchine ancora senza nome 😉

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