Sulla cima del Monte Strega

Volenti o nolenti, le giornate dei wannabe rural cominciano presto. Buttati giù dal letto dal trambusto del bobcat che sta finendo di sistemare il nostro nuovo vialetto – e dovreste vedere con che risultati! – ci ricomponiamo e aspettiamo le altre visite della mattina davanti a una tazza di caffè.
E, perché no, nel mentre io ne approfitto per raccontarvi i giri esplorativi in cui ci siamo lanciati nel weekend.

È stato un fine settimana all’insegna degli sport all’aria aperta, per testare alcune delle attività consiglieremo sicuramente ai nostri futuri ospiti. Sono sicura che qualcuno starà pensando “È così che si lavora? Andando a zonzo per mezza provincia?” e metto subito le mani avanti assicurandovi che in certi momenti avrei ben preferito essere a casa a svuotare scatoloni che non appesa come un salame a qualche metro d’altezza (facendo, peraltro, magrissime figure…)!

Abbiamo cominciato il nostro giro esplorativo arrivando sulla cima del Monte Strega, dall’altra parte della valle di fronte alla casa. Per i dettagli più tecnici sul percorso avevo chiesto una mano a Luca, l’esperto di turno armato di app per tracciare il percorso, ma – come sempre capita in questi casi – la tecnologia ci ha dato forfait, quindi dovrete accontentarvi del mio racconto. Ne saranno felici i camminatori più amatoriali 😉

Si parte da Venatura, minuscolo paesino quasi ai piedi del monte a circa 10 minuti di macchina da qui, stando attenti a passare fra i muri delle case senza lasciare nessun souvenir sulle fiancate dell’auto. Parcheggiata la macchina senza intralciare troppo il passaggio, ci si incammina per una strada sterrata, cominciando subito a chiedersi se non era disponibile un’alternativa meno aggressiva. Il segreto è non demordere, dopo circa mezz’ora la salita si addolcisce e – quando riuscirete di nuovo a respirare normalmente – potrete godervi prima il paesaggio e poi l’ombra del bosco che costeggia la strada, fino a che non vi ritroverete a camminare in mezzo ai pascoli. C’è un vialone, lassù, dove la vista è splendida sia che si guardi in basso verso le colline che in alto verso la meta. E da qui in poi date un’occhiata anche al cielo: non è inusuale, infatti, vedere qualche rapace a caccia.

La camminata continua in salita in mezzo ai prati per un’altra mezz’oretta, fino a che non si intravede di nuovo la cima del monte. La meta vi sembrerà vicina, ma non fatevi ingannare e continuate a seguire la cresta, distraendovi con il paesaggio e cercando di non consumare la vostra macchina fotografica a furia di scattare foto (noi facendoci prendere dall’entusiasmo abbiamo rischiato di fonderla!). Di tanto in tanto, provate a girarvi sulla destra, verso ovest: prima o poi dovreste riuscire a scorgere l’Eremo di Fonte Avellana, incassato in una valle sotto il Monte Catria. Uno spettacolo.

L’ultimo quarto d’ora è la vera e propria ascesa fino alla croce sulla vetta. State attenti a prendere il sentiero giusto, più o meno all’altezza della strada che arriva dalla valle (a destra), e non fatevi imbrogliare dai finti sentieri che costeggiano l’ultimo tratto: in realtà non sono passaggi, ma erosioni causate dall’acqua e dal vento. Inutile dire che la prima volta io e Luca ne abbiamo seguito uno…

Dalla cima si ha una vista a 360° sulle Marche e sull’Umbria. Si vedono la Gola delle Grotte di Frasassi, Fabriano, Sassoferrato, Volti di Pietra! E, subito in basso a sud-ovest, il paesino di Montelago, dove c’è un piccolo ristorante adatto agli amanti della carne alla griglia (ma non solo, visto che da vegetariana l’ho testato personalmente e sono sempre andata via soddisfatta!).

Gli esperti del trekking potrebbero pensare che questo è un giro per principianti, ma vi assicuro che i circa 600 metri di dislivello con strappo iniziale non sono da sottovalutare e, in ogni caso, la vista è talmente piacevole da meritare una possibilità.
Per l’intero giro mettete in conto almeno 4 ore, ma anche di più se volete prenderla con più calma o sostare un po’ sulla cima a rilassarvi!

Se invece non ve la sentite di camminare per lunghe distanze o, più semplicemente, siete vittime di un attacco improvviso di pigrizia, potete arrivare vicino ai pascoli più alti anche in macchina, passando da Montelago e seguendo le indicazioni per il monte. Promettetemi però che non lo farete se non per reale necessità! Arrivare lassù e vedere le macchine così vicine è davvero spiacevole…

Che dire, noi ci siamo subito affezionati a questo percorso. Un po’ perché fin da subito, guardando il Monte Strega dal giardino di casa, ci siamo chiesti se ci fosse un modo per arrivare fin su. Un po’ perché da lassù si vede la casa ed è un po’ come un continuo chiamarsi. :)

Mentre guardate le foto dell’escursione, raccolgo le idee e al prossimo momento libero vi racconterò di Castelletta, di camminate in salita sulla ghiaia, di corde e rinvii. 😉

Tags:

No comments yet.

Leave a Reply